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Interviste personali
INTERVISTA A FEDERICA ORTALLI
Presidente Milanese di ASSONIDI
Intervistatrice: Che cosa è Assonidi e perché è nata?
Ortalli: Assonidi è nata nel 2005, nel marzo 2005 per espressa volontà di un gruppo
ristretto di gestori di asili nido e scuole di infanzia privati, con l’esigenza di creare una
associazione all’interno poi dell’Unione del Commercio di Milano, di gestori, di imprenditori
che condividessero gli stessi obiettivi, gli stessi ideali, gli stessi parametri etici nel
campo dei servizi all’infanzia 0-6.
Intervistatrice: E quali tipologie di imprese si sono associate?
Ortalli: Le imprese associate ad Assonidi, sono asili nido, scuole d’infanzia private sul
territorio di Milano e provincia, al momento, anche se il servizio Assonidi è un servizio a
livello nazionale è una associazione a livello nazionale, in particolare appunto di Milano e
Provincia. Nel direttivo di Assonidi, rappresentato da 8 persone, siedono i più grossi
gruppi commerciali, che rappresentano la gestione, il panorama degli asili nido e scuole
d’infanzia in Italia.
Intervistatrice: Dal vostro punto di osservazione qual è la situazione del contesto milanese
in ordine alla domanda di servizi per la prima infanzia?
Ortalli: Il contesto milanese è un contesto in cui negli ultimi tre anni direi, a seguito delle
belle iniziative promosse dal comune di Milano con i finanziamenti e successivamente con
i regionali, c’è stato un pullulare, un proliferare di servizi e... rivolti alla fascia 0-3, finchè
si trattava di asilo nido tutto diciamo andava bene, quando poi la dicitura asilo nido è stata
estesa impropriamente a baby parking, ludoteche, nidi famiglie, a servizi ricreativi e di parcheggio,
tra virgolette, per i bambini, abbiamo visto che, la qualità e il livello del servizio
è decisamente sceso e scaduto; il genitore si è trovato disorientato perché da un lato è un
genitore più preparato rispetto a quanto poteva esserlo prima, anche più... pronto a voler
lasciare un bambino in un ambito in un contesto di socializzazione, però confuso dalle
diverse realtà che si trova avanti, perché non sa distinguere o non conosce magari la normativa,
perché è ovvio che un genitore non è che la deve conoscere, e non sa distinguere
la differenza fra un nido famiglia e un asilo privato, fra una ludoteca e un asilo privato,
per cui abbiamo servizi... e, che devono… attraversare un iter burocratico per avere
un’autorizzazione, abbastanza complesso e lungo, e servizi che offrono lo stesso tipo di
accudimento di un asilo nido ma che non hanno ad esempio nessun tipo di autorizzazione,
per cui manca l’autorizzazione Asl, igiene, agli alimenti, vigilanza e via discorrendo, per
cui il genitore in difficoltà, affida comunque il proprio figlio... a un nido famiglia, a una
ludoteca, ma ignaro di quello che poi invece la legge richiede per poter operare nel settore e
allora qui abbassamento di qualità decisamente, grande confusione, mancanza di informazione.
Assonidi attraverso una pubblicazione che uscirà a Settembre che è una specie di
guida per i genitori alla scelta dell’asilo nido, vuole indicare i parametri sia di legge, che
dei parametri diciamo così, etici, per istruire, per poter dare informazione ai genitori milanesi
e della provincia su quelli che sono i servizi offerti da un asilo nido di qualità…
stiamo puntando moltissimo sulla qualità che per noi è data da, ovviamente rispettare i
parametri di legge, come prima cosa…
Intervistatrice: Infatti le volevo chiedere, scusi se la interrompo, quali sono secondo voi gli
indicatori di qualità
Ortalli: Gli indicatori di qualità sono: rispettare i parametri di legge, la normativa dell’11
Febbraio del 2005 è nuova, ha inserito anche i nidi famiglia ufficialmente nel panorama
oltre gli asili nido e le scuole d’infanzia, ha cambiato dei parametri strutturali e dei parametri
relativi alle presenze, ad esempio di ausiliari nella sede, per cui nuova normativa,
nuovi parametri e vanno rispettati, sia per i nuovi che per le persone che hanno aperto il
servizio in epoca passata e questo è il primo requisito. Il secondo requisito è che l’asilo
abbia un progetto educativo , un progetto pedagogico consolidato, visibile al genitore, che
esista un coordinatore pedagogico all’interno della sede che sia in grado di illustrare al
genitore questo progetto. L’ambientamento è una fase molto importante che deve essere
spiegato, concordato e flessibile, nel senso, un’indicazione di 2 settimane è solo un’indicazione
ma va studiato sulle esigenze del bambino e della famiglia. È importantissima la
formazione degli educatori, devono essere riconoscibili all’interno di una sede, devono
essere presentati al genitore e devono avere una formazione che, per gli associati di
Assonidi, è portata avanti a livello privato, a livello di società, di struttura, per gli asili
comunali seguono l’educazione “nid-hoc” comunale, diciamo che noi facciamo quel qualcosa
in più, studiando una formazione proprio personalizzata sulle esigenze della sede, sulle
esigenze dei nostri educatori, che i titoli di studio siano anche rispettati perché vediamo
un uso, un abuso ultimamente dei tirocinanti, i tirocinanti devono fare tirocinio, è giusto,
ci sono sia l’università Cattolica che l’università Statale a Milano che sfornano adesso
lauree e master, che va benissimo, perchè è un passo avanti rispetto a prima, è un passo in
più rispetto alle magistrali che non ci sono più, però c’è molta teoria e poca pratica, la
pratica è data dal tirocinio, ma il tirocinio deve essere un qualcosa di ufficializzato, deve
essere un affiancamento ad una struttura che già lavora e opera nel settore, un tirocinante
deve apprendere, deve guardare, deve osservare ma non deve lavorare, nel senso che non
deve essere considerato come un educatore, ci sono purtroppo molte strutture private,
devo ammettere a Milano che utilizzano il tirocinante come un educatore, e ultimamente
purtroppo ho sentito vendere, tra virgolette, la presenza del tirocinante come una presenza
che cambia ogni 2 o 3 settimane, o a rotazione, che è sempre piena di entusiasmo ed è per
quello che si scelgono i tirocinanti. Siccome un problema grosso della nostra categoria è il
contratto di lavoro, tutti noi abbiamo o assunti con un contratto nazionale, ne esistono 3
ovviamente quelli standard della scuola, oppure collaborazioni a progetto, e... non devone
esistere delle altre tipologie, cioè non sono previste comunque, il costo di esercizio di un
asilo è… nella voce personale, una voce molto forte, che pesa molto su un bilancio di
esercizio, è ovvio che se potessimo averli tutti a contratto a progetto, o se potessimo averli
tutti tirocinanti o tutti apprendistato sarebbe una pacchia, cioè è ovvio che per l’imprenditore
cioè è uno sgravio, un costo minore, però bisogna mantenere una fidelizzazione non
solo del cliente ma anche del personale, bisogna evitare i turn over, bisogna dare una formazione
e per questo bisogna garantire dei contratti seri, quelli che noi prevediamo e
teniamo in considerazione per i nostri associati sono solo l’assunzione o il contratto a
progetto; come Assonidi adesso stiamo entrando in una nuova ottica di certificazione dei
contratti a progetto, proprio per dare autorevolezza e autorità a un contratto, a una
tipologia di contratto di cui si è parlato molto anche nelle ultime elezioni, che deve essere
visto in modo positivo, non come precariato ma come un contratto serio con tutte le
clausole previste in un contratto di assunzione, come un contratto che può evolversi in un
assunzione, per cui sempre nel discorso qualità, la qualità anche nel contratto a progetto
e non contrattini con progetto di due righe ma il progetto deve essere serio, deve essere
dettagliato e deve differenziarsi per le diverse fasce di età, non è un progetto standard 0-3.
Intervistatrice: Grazie, poi proseguiamo e le chiedo quali sono le principali criticità che le
imprese di Assonidi incontrano nelle loro attività, anche se a questa domanda, in parte ha
già risposto
Ortalli: parte del discorso che abbiamo accennato prima, il proliferare di attività che non
sono propriamente, non rientrano nei parametri dell’asilo nido, scuola d’infanzia, il
problema del contratto e anche il problema dell’iva che nel nostro settore non è detraibile,
quindi nel conto economico ci vuole.
Intervistatrice: Quali rapporti avete con il comune di Milano?
Ortalli: I rapporti di Assonidi con il Comune di Milano sono iniziati fin da subito in
quanto la maggior parte dei nidi di Milano sono convenzionati con il comune, è stato un
rapporto di.. travagliato in un certo senso perché il contratto, la contribuzione che il
Comune dà al privato per un posto è 465 euro al mese è ovvio che l’offerta di un asilo
nido privato è diversa, se è un asilo comunale a livello di orario, a livello di formazione, a
livello di servizi e tipologie di offerte in più, il nuoto, la piscina, e tutti i vari corsi di specializzazione,
l’inglese, la musica, la… insomma, ogni realtà privata ha la sua specificità, va
inserita poi nel progetto pedagogico. È ovvio che per noi il costo medio bambino mese
non sono 465 euro ma questo il Comune lo sa, capiamo che c’è un problema di budget,
e questo è ovvio però ce l’abbiamo anche noi, per cui il rapporto è fatto, è un bel rapporto,
abbiamo già scritto una lettera al nostro nuovo sindaco, stiamo per farlo al nostro nuovo
assessore, una lettera di richieste, ovviamente, purtroppo, di revisione della convenzione,
se possibile, nelle cifre e in alcuni dettagli che, diciamo, via Porpora conosce a memoria,
ci siamo interfacciati più volte anche per il programma IFQM, del Comune, anzi abbiamo
anche collaborato con loro nella stesura proprio dell’impronta del questionario eccetera,
anche lì, ci aspettavamo una maggior organizzazione, che è un po’ il problema della struttura
pubblica, e coerenza rispetto a quanto era stato annunciato, preannunciato all’inizio
di questo corso, peraltro sperimentale del Comune, adesso so che stanno iniziando le
visite per il rilascio del bollino blu, dei top ten asili privati, non condividiamo molto le
classifiche, cioè, nel momento in cui c’è qualità, primo secondo o terzo non fa differenza,
ci devono essere tutti i parametri per tutti, ci auspichiamo di poter essere ascoltati e soprattutto
di poter collaborare perché, è quello che assolutamente vogliamo fare, abbiamo
incontrato anche la Regione disponibilissima, vorremmo incontrare anche la Provincia,
insomma vorremmo essere come privati interlocutori seduti ad un tavolo con il Comune,
indipendentemente dal credo politico che ciascuno di noi può avere.
Intervistatrice: Volevo ancora chiederle quali sono secondo lei i servizi per la prima infanzia
di cui le famiglie milanesi hanno maggior bisogno ?
Ortalli: Bisogno, al di la dell’asilo, certo è una questione privata e personale di ciascuna
famiglia e…, non focalizzerei l’attenzione su ludoteche più belle o baby parking più belli,
focalizzerei forse l’attenzione… all’assistenza al genitore, perché noi parliamo tantissimo di
ambientamento, di bambini, sono il nostro obiettivo primario, la loro felicità, la loro cura,
il loro accadimento, però ultimamente ci rendiamo conto che, questo soprattutto negli
asili aziendali, che il genitore ha molto più bisogno del bambino, per cui uno sportello, un
qualche, qualche servizio che possa aiutare il genitore, nel momento in cui non sa trovare
delle risposte, dalla più banale dove è il nido di zona più vicino, piuttosto che, come posso
valutare un nido che ho visto, oppure mio figlio ha determinati problemi, dove trovo uno
specialista, dove trovo un servizio a pagamento o non a pagamento per fare della logopedia
a mio figlio o per fare corsi di psicomotricità? Allora ecco, questo genere di servizio
darei al genitore, per informarlo di quello che esiste sul territorio di Milano. Ci sono
specialisti, ci sono corsi, ci sono realtà che magari non sono raccolte in un unico data base,
in un ‘unica bacheca, disponibile ai genitori. Focalizzerei l’attenzione sulla formazione,
formazione non solo per gli educatori, perché comunque l’università diciamo prepara i
singoli formatori, ma una formazione per tutte le problematicità, per gli specialisti che si
occupano delle problematicità legate ai bambini e ripeto, bravi logopedisti, bravi psicomotricisti,
bravi tecnici medici e psicologi che conoscano la materia e che riescano a dare un
supporto in questi casi problematici. Poi la baby sitter, si, è difficile fare uno sportello per
trovare una baby sitter perché come si fa, cioè voglio dire, è la stessa cosa di trovare una
donna di servizio, cioè è impossibile, un medico però è in un certo modo più facile da
inserire in un data base perché ha un curriculum, perché ha un’esperienza, perché ha dei
casi, perché ci sono i risultati di quello che lui ha fatto, allora questo genere di medici per
patologie che riguardano l’età 0-3, perché vengono spesso trascurate, si trascinano nella
scuola d’infanzia, il bambino arriva in prima elementare,non riesce a stare con i compagni,
ha problemi di socializzazione, non riesce a leggere, non parla bene e diventa un emarginato,
ci si mette niente, ma il genitore diventa un emarginato prima di suo figlio proprio
queste sono a mio avviso, a nostro avviso, un altro genere di servizi che si potrebbe dare,
la formazione dei formatori e la creazione di specialisti in questa fascia.
INTERVISTA A LUISA ALDROVANDI
Rappresentante del CONSORZIO PAN
Intervistatrice: Che cosa è il Consorzio Pan e perché è nato?
Aldrovandi: Le spiego chi sono i partner di Pan, che sono Banca Intesa e poi tre grandi
centrali cooperative a livello nazionale, quindi Compagnie delle Opere, Lega delle
Cooperative e Consorzio Gino Mattarella.
Intervistatrice: Quando è nato Pan?
Intervistata: É stato formalizzato nel 2004. Questo è un consorzio di cooperative sociali
che sono presenti in tutta Italia, si è iniziato a pensare un po’ in termini generali al
sostegno delle cooperative che si occupano di infanzia. L’obiettivo inizialmente era veicolare
tramite la banca delle possibilità di apertura, sviluppo e sostegno di servizi per l’infanzia
da una parte, e dall’altra di sostegno alle famiglie. All’inizio c’era un’idea sulla fascia anni;
attualmente anche se ci siamo concentrati sulla fascia 0-3 anni, stiamo però lavorando
comunque sullo 0-6 perché abbiamo capito che l’idea iniziale era funzionale. Sui 3/6 anni
siamo ancora in fase di definizione, però l’obiettivo è quello di ampliare a 0-6 l’accesso, sia
per le famiglie che per le realtà che gestiscono i servizi.
Intervistatrice: Quali tipologie di imprese si sono associate?
Aldrovandi: Le imprese che possono usufruire di queste condizioni agevolanti rispetto ai
finanziamenti possono essere solo cooperative sociali, cioè non possono essere enti profit,
non possono essere società d’altro genere, devono proprio essere delle onlus e nello
specifico devono essere delle cooperative sociali.
Intervistatrice: Dal vostro punto di osservazione, qual è la situazione del contesto nel
milanese nell’ordine della domanda per la prima infanzia?
Aldrovandi: Dati aggiornati non ne abbiamo, siamo fermi allo scorso anno. I ritorni che
abbiamo noi sono relativi a persone che ci contattano perché vogliono aprire o un asilo
nido o comunque un servizio per l’infanzia, queste persone arrivano da noi con un minimo
di analisi di fattibilità sul territorio, e dai dati che si riesce a cogliere sembra che ci sia una
disomogeneità nella quantità di offerta sul territorio milanese. In alcune zone ci risulta ci sia
un’offerta notevole sia pubblica che privata, in altre a noi risulta che ci sia una notevole
scoperta però lì poi andiamo a vedere il tipo di abitazioni che ci sono e il presunto
livello economico delle famiglie e non ci sembra realistico andare ad offrire un servizio
privato che comunque ha dei costi decisamente più alti di un servizio pubblico.
Coprire le zone scoperte con servizi privati diventa un rischio di impresa pesantissimo,
quindi in linea di massima direi che, visto che non tutte le famiglie con bambini piccoli
possono permettersi una retta mensile di un certo genere, in parte sconsigliamo l’apertura
solo sulla base dei dati relativi alle nascite, perché poi si rischia di chiudere e di allocare
dei debiti.
Intervistatrice: Ma i costi per mettere in piedi questo tipo di impresa?
Aldrovandi: I costi per un nido sono molto alti e se si immagina di fare pagare delle rette come
a Milano che si aggirano intorno ai 600, 700 euro, in certi quartieri di Milano non è facile…
Intervistatrice: E quindi quali sono le principali criticità che le imprese di Pan incontrano
nella loro attività?
Aldrovandi: La prima è quella degli spazi, a Milano non ci sono spazi, la seconda criticità è
data sicuramente dagli interessi bancari. Altro elemento critico è l’adeguamento delle
strutture alle normative della Regione Lombardia che sono cambiate recentemente. Da un
certo punto di vista a mio parere hanno nettamente peggiorato dal punto di vista qualitativo
da un altro lato l’hanno migliorato ma la realtà è che lo spazio adeguato non si trova. Per
cui il primo impatto è lo spazio. Il Comune di Milano ha degli spazi pubblici inutilizzati
che abbiamo chiesto anche noi per cui un obiettivo è interloquire col Comune, anche per
le questioni relative ai costi che in alcuni quartieri di possono essere pagati senza problemi,
e in altri quartieri non è così.
Intervistatrice: Quali rapporti avete con il Comune di Milano
Aldrovandi: Fino ad ora non ce ne sono stati. Abbiamo delle cooperative che sono in
convenzione con il Comune di Milano, hanno degli asili nido privati che hanno la convenzione
col Comune di Milano, ad alcuni è stata accordata ad altri no magari poi la convenzione
potrebbe arrivare anche per gli altri. Abbiamo presentato un paio di progetti al comune di
Milano per l’utilizzo di alcuni spazi comunali.
Intervistatrice: Infine, quali sono secondo lei i servizi alla prima infanzia di cui le famiglie
hanno bisogno?
Aldrovandi: Un bisogno sicuramente è quello dei servizi per le famiglie che il Comune di
Milano ha aperto tanti anni fa forse ancora una decina di anni fa e che sono stati un
servizio un po’ modello per il nord centro Italia e che sono stati gestiti molto bene e che
hanno funzionato molto bene e che sono quei servizi con mamma e bambino insieme, e
a mio parere inspiegabilmente il Comune di Milano ha drasticamente diminuito. I posti
sono in genere massimo 20 coppie, 20 iscrizioni mamma e bambino e infatti ci sono le
liste d’attesa notevoli. L’esperienza che abbiamo fatto noi come privato sociale di apertura
di servizi privati ha funzionato fino a quando ci sono stati dei finanziamenti pubblici, dei
co-finanziamenti pubblici, sulla L285 piuttosto che sulla L23. Quindi tutti questi servizi
che sono servizi non di nido ma di sostegno alla famiglia per chi non gradisce il nido, per
chi per scelta non vuole andare al nido, sono rispettabili anche queste scelte, però vogliono
un posto dove aggregare i genitori e per i bambini purtroppo Milano è carente, ed è molto
negativo, perché Milano aveva forse il primato a livello nazionale. A Milano esistono
quartieri molto poco attrezzati coi giochi per i piccolini, e comunque magari devi fare un
pezzo di strada a piedi, anche per questo i tempi per le famiglie sono sempre stati molto
frequentati e sono sempre stati servizio di qualità molto alto. Per me c’è bisogno più di
questo che di nidi.
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