female job

<< Torna all'indagine sulla domanda

Focus Group - Sintesi Focus Operatori

Obiettivo del focus è stato quello di raccogliere le percezioni e le riflessioni di queste
figure professionali del Settore Educazione, grazie al loro particolare angolo di osservazione,
in merito alla domanda di servizi per la prima infanzia.
Partecipanti: 6 Posizioni Organizzative (P.O.) e 6 Funzionarie del Settore Educazione
del Comune di Milano

In merito all’evoluzione della domanda, sono emersi questi i passaggi chiave:
Nido non più scelta ma necessità: genitori “tramortiti” dal problema del lavoro e
assenza di rete parentale

“la sensazione è che il tipo di utenza è cambiato : prima era una scelta il nido adesso è un bisogno
perché non c’è alternativa cioè le mamme anche le mamme che hanno un lavoro economicamente
molto alto, anzi loro me lo segnalano spesso, che hanno degli incarichi non so dirigenti hanno paura
che il loro non rientro al lavoro le penalizzi a livello di carriera, di sede, di spostamento: quindi
economicamente si potrebbero permettere di restare a casa un po’ di più coi loro bambini scelta che
non fanno per paura di ripercussioni nel mondo del lavoro... questa… e si portano dietro un bagaglio
di dolore che prima io non vedevo non era così.”
“Sono talmente tramortiti dalle esigenze lavorative che inghiottono qualsiasi cosa”
“...comunque la famiglia è cambiata (…) è, parecchi anni che faccio questo lavoro e nel corso del
tempo c’è stata proprio una modifica della famiglia, ultimamente sto proprio notando questa mancanza
non dico totale ma comunque forte assenza di rete… parentale, di parenti... un po’ la famiglia
straniera, vabbè quello è vero, ma anche tante famiglie… le nonne, i nonni”
“Ma secondo me ora i nonni sono o molto anziani e quindi non sono in grado fisicamente di
reggere il nipote, o sono molto giovani e quindi lavorano”.

Domanda di inserimento al nido sempre più precoce e allungamento dei tempi di
permanenza al nido

“la richiesta si è evoluta pian pianino negli anni: spesso bisognava pregare i genitori della sezione piccoli,
il termine pregare era così per rendere l’idea, di fare gli inserimenti settembre-ottobre perché tutti
chiedevano gennaio, febbraio e non si poteva per problemi di posti vuoti, per mancanza (…) adesso
all’atto delle iscrizioni chiedono già… quando ancora non è uscita la graduatoria…non si sa se entreranno
e chiedono settembre anche per i piccolini”
“con orario molto ampio, cioè piccolini chiedono già un orario dalle 7.30 alle 20.00”
“addirittura noi iscriviamo bambini ancora in pancia”
“la richiesta di partenza è questa, partire il prima possibile con orario molto lungo e il problema come diceva lei è il lavoro. Loro hanno suspence rispetto il lavoro molto forte (…) ( il costo delle) baby sitter va molto a incidere sul reddito famigliare (…)... quindi meglio lasciarlo al nido che non c’è diversità di pagamento… ci sono anche persone che pagano una quota di 465,00 euro mensili, che non sono poche per due genitori che hanno un lavoro medio, a volte perché arrivano a un reddito a puntino ma poi sono due genitori che sono due impiegati e loro dicono, va beh io pago questa quota, se in più devo dare altri 500,00 euro a una babysitter allora io non vado a lavorare”

Una discussione molto vivace si è sviluppata intorno al sistema e ai criteri di iscrizione:
se da un lato è valutato positivamente perché ha “rimescolato” l’utenza dei diversi nidi
“se no sceglievano di andare altrove se c’era la possibilità di… e questo sicuramente fa un gran bene
alla struttura il fatto che si mischiano più realtà”
“hanno riempito dei quartieri in cui nessuno voleva andare”
dall’altro suscita molte perplessità in quanto:
•eccessivamente rigido;
•gestito in modo troppo centralizzato;
•sottoposto a continui cambiamenti.

Tali fattori sono valutati negativamente perché comportano:
•penalizzazioni nei confronti dell’utenza;
•riduzione della visibilità del reale bisogno espresso dalle famiglie e al monitoraggio
della sua evoluzione.

“In 3 anni abbiamo cambiato, nella graduatoria appunto, 3 tipi di ...modalità”
“c’è comunque l’ISEE... quest’anno cambierà ancora la situazione perché è cambiato ancora la situazione perché è cambiato il punteggio rispetto alla condizione lavorativa”
“Ad esempio la sede (più vicina) ha 15 punti (…), gli altri due nidi che risultano essere più vicini
dopo il loro hanno 9 punti, tutti gli altri che il genitori vuole scegliere, qualsiasi essi siano, anche in
un’altra zona hanno 4 punti (…) Ormai l’hanno metabolizzato perché questo è il terzo anno, ma
sicuramente questa modalità ha privato le famiglie di tutta una possibilità di mantenere ad esempio
la tradizione familiare, perché ci sono famiglie, che non sono frequentissime ma ci sono, che magari
hanno tre bambini che fino a quattro anni fa chiedevano magari di poter portare anche il secondo,
il terzo bambino, dato che avevano sperimentato una situazione piacevole, per loro e per il loro
bambino, è chiaro che non possono più (...). Sono tre anni che funziona così e accade anche per la materna quindi è chiaro che hanno un po’ anche sedimentato questa sensazione di sudditanza, perché di questo all’inizio si è trattato, questo era il riscontro che si aveva, nel senso che a volte cambia il nido o la scuola dell’infanzia per un numero civico, per cui si trovano zie, cognate, che potrebbero aiutarsi, quasi vicine di casa che di fatto sono destinate ad occupare nidi diversi. Però nell’economia gestionale di una famiglia potrebbero essere una risorsa che di fatto con questa modalità non c’è (...) È un problema che hanno anche i nonni che hanno magari due o tre figli uno Sarca e ad uno Suzzani e mi dicono “Ma come faccio io? Io sono disponibile a dare una mano ai miei figli, però… muoversi a Milano con tre passeggini, tre...” “poi partecipano a questa specie di roulette russa, la lista di attesa è fatta in questo modo per cui o accetti o rinunci, per cui le liste di attesa sono chiaramente diminuite perché se io da Caterina
propongo ad un genitore la Varesina è un genitore che rinuncia”

Al fine di migliorare la quantificazione e la qualificazione della domanda reale sarebbe
meritevole di approfondimento questo fenomeno delle rinunce, legate a un’accettazione
della domanda che arriva troppo tardivamente o alla proposta sia di asili troppo lontani
sia di privati-convenzionati che non rispondono alle aspettative delle famiglie che hanno
scelto per i proprio figlio una struttura pubblica.
I timori e rischi di esclusione che il sistema in atto comporta per le famiglie sembra orientare
almeno una parte della domanda verso i nidi privati che, seppur più costosi, garantiscono
la disponibilità di un posto al momento del rientro al lavoro della mamma
“quest’anno sono diminuite le iscrizioni ai nidi, di parecchio anche in totale, ma perché sono andati
direttamente al privato (…) perché hanno detto per 450/480 invece che 465 in più sono
sicura me lo prendono…”
“e si perché devi pagarlo”
“ma non sono i medio alti che fanno questa scelta sono quelli del ceto medio, sono quelli che non
possono rischiare di non entrare (…) altrimenti l’aspettativa…”
“passato luglio che è il termine che diamo a tutti che è previsto sulla informativa ai genitori come
scadenza per avere informazioni, scaduto luglio aspettano la fine di luglio temporeggiano su agosto
ma a settembre si informano al privato”
“a voi non è successo quest’anno che proprio per questo motivo io avevo 100 domande per …non 85
o quante ne ho… io ho una quindicina di annullate. Quando sono arrivati hanno fatto un po’ i conti
non arrivavano a 19 punti l’avevano già iscritto al privato”
Emerge in sintesi la percezione di un quadro che seppur caratterizzato da situazioni
territoriali diversificate, vede al suo centro una famiglia affannata, “tiranneggiata” da un
lavoro non garantito e divoratore di tempo, alle prese con problemi di conciliazione non
raramente aggravati dall’assenza di reti parentali e dalla rigidità della macchina dell’amministrazione
comunale.

Conduttrici: Luisa Zecca e Isabella Viganò

 

Focus Group - Sintesi madri

SCUOLA DELL’INFANZIA COMUNALE DI VIA BEZZECCA
Partecipanti: al focus group hanno partecipato 6 madri che hanno un figlio che frequenta
la scuola dell’infanzia di via Bezzecca e altri figli di età compresa tra gli 0-3 anni, tra
queste due hanno 3 figli e le altre quattro madri 2 figli ciascuna, almeno uno è sotto ai
15 mesi.

Tutte hanno smesso di lavorare o lasciato il lavoro con la maternità; sono, tranne una,
lavoratrici autonome che generalmente lavoravano in studi che non avrebbero mantenuto
un rapporto di lavoro con loro dopo la nascita dei figli. I mariti lavorano fino a tardi la
sera, “perché noi stiamo a casa”, a loro è dunque affidata la gestione dei figli e della casa.

Temi del focus group:
1. I motivi per cui non hanno scelto l’asilo nido per i loro figli in generale e in
particolare prima dei 12 mesi
2. Quali soluzioni di cura hanno scelto e perché
3. Quali servizi ritengono utili per famiglie con bambini sotto l’anno d’età

La maggior parte di loro NON ha scelto l’asilo nido per i propri figli sotto i 12 mesi principalmente
per una scelta educativa personale, ritenendo la casa l’ambiente più adatto ai
bambini così piccoli e la mamma, sostituita in genere da una baby sitter, la persona più
adeguata alla loro crescita:
“Io come filosofia penso che i bambini piccoli debbano stare il più possibile a casa, più a casa che
alla scuola materna, alle elementari o al nido… è meglio che stiano con la mamma… da quando mi
sono licenziata e mi sono iscritta a una seconda laurea ho preso una baby sitter tutto il giorno”
“In linea di massima credo che per il bambino piccolo sia meglio comunque stare nell’ambiente della
casa, non credo che abbiano esigenze di socializzare perché sono piccolini. Ho trovato subito una
signora molto brava che ancora oggi è con noi”
“Volevo fare la mamma e volevo farlo a tempo pieno… io vorrei trovare lavoro ma la cosa mi spaventa,
mi terrorizza… vorrei ricominciare ad avere un mio angolo non a tempo pieno non solo per una
questione economica, a me piace tanto fare la mamma però andando avanti le bambine avranno
anche meno bisogno di me…”
“Sono piccoli e crescono così in fretta”… “il secondo, vedendo come crescono velocemente ho detto…
ma io me lo tengo con me un altro anno”

Per qualcuna di loro l’esperienza di nido del primo figlio è stata valutata negativamente
o perché l’organizzazione e il personale erano ritenuti non idonei o perché il bambino si
ammalava spesso.
“mi sono trovata malissimo, le maestre... una brava le altre due tremende, sempre arrabbiate, maleducate
con me, scortesi con i bambini, gli danno da mangiare pochissimo… lui veniva a casa alle
12.30… poveracci quelli che devono stare lì fino alle 4.30 a morir di fame… non gli davano
l’acqua per tutto il pasto perché se no rovesciavano il bicchiere… erano costretti a stare 50 minuti
seduti appena un bambino si alzava lo riprendevano… tanto fino a 2 anni e mezzo cosa socializzano?
Niente…”

Qualcuno ha pensato al nido per il primo figlio, ma non per il secondo
“in parte il secondo non aveva quella necessità che io ritenevo avesse il primo che stava solo con me”
La scelta di altre soluzioni di cura (per la maggior parte di loro si tratta di una baby sitter),
dipende anche da fattori organizzativi ed economici: “preferisco la baby sitter che me lo
tiene a casa perchè devo portarne uno alle elementari e uno alla materna, devo lavorare e
non ho supporti famigliari”

Gli orari del nido sono ritenuti troppo rigidi e non rispondenti alle necessità “più flessibili”
delle madri in questione, dichiarano che il nido non basterebbe, sarebbe comunque
necessaria una baby sitter per coprire orari diversi, malattie, scioperi…
Qualcuno può contare sul sostegno dei nonni: “Ho le nonne che mi possono aiutare se capitano
dei lavori… che posso anche fare a casa”
Queste alcune caratteristiche chieste ad una baby sitter: “che parli italiano …con le persone
straniere sarebbe forse difficile instaurare un rapporto di piena fiducia”, onestà, sincerità, “che le
piaccia stare con i bambini”.

Sul tema dei servizi utili alle famiglie con bambini sotto i 12 mesi d’età il gruppo concorda
sul servizio del Comune Tempo per le famiglie, di cui quasi tutte hanno avuto esperienza:
“Ho avuto la fortuna di potere andare al tempo per le famiglie da quando la piccola aveva 2 mesi,
quindi mi bastava, poi ho frequentato assiduamente il parco”, “Ho sempre frequentato il Tempo per
le famiglie… questo è il 6° anno consecutivo”, “Spero nel tempo per le famiglie ne parlano tutti molto
bene”.
“Il tempo per le famiglie è stata un’esperienza fondamentale anche per me come mamma, con la
prima figlia ho trovato accoglienza per i bambini… per le mamme …un buon modo di far socializzare i
bambini, di introdurli piano piano a un ambiente con delle regole, delle figure di riferimento di
educatrici… ma sempre con la mediazione della mamma… una volta parte dell’attività verteva anche
sui gruppi di mamme… gruppi di discussione, di confronto reciproco, di calma…”questo è un momento
per noi”… i bambini stanno di là… ora è cambiato il personale, non c’è più questa attenzione
specifica alle mamme, poi hanno chiuso le iscrizioni… molti dati in appalto alle cooperative non
hanno più aperto… è un peccato perché è un servizio prezioso”

Altri servizi citati: i baby parking “Questi servizi a ore permettono una flessibilità di orario…un
po’ nido, un po’ tempo per le famiglie e un po’ baby parking”; tutti quei servizi di supporto alla
maternità
quali il sostegno all’allattamento, il servizio di “pesata”, generalmente presenti
nei consultori “sarebbe da potenziare, soprattutto per i primi figli il sostegno alle mamme, quando
ho fatto il corso di massaggio neonatale, quando andavo al coccole e giochi…con le esperienze che ho
avuto di condivisione con le altre mamme, mi hanno aiutato un sacco, perché non ti senti sola…”, e
ancora: “Basta anche la chiacchiera… con il primo figlio mi trovavo a passeggiare tutto il giorno dalla
mattina alla sera, con questo passeggino in giro… perché magari hai appena finito di lavorare,
quindi arrivi da un contesto completamente diverso, ti ritrovi a casa, io stavo benissimo... però avevo
proprio voglia di scambiare due parole con una persona come te…”, “Io avevo tante ansie… questa
cosa la devo fare, sarà giusto o sbagliato”

Il luogo più frequentato da queste madri rimane comunque il parco pubblico di cui il gruppo
evidenzia alcune criticità quali la mancanza di bagni e di pulizia, lamentano inoltre
l’inadeguatezza della città nel rispondere ai bisogni delle mamme con figli molto piccoli
quali strade, mezzi pubblici inadeguati e i pediatri di base, pochi e poco disponibili.

Condotto da Luisa Zecca

 

ASILO NIDO COMUNALE DI VIA PALERMO
Partecipanti: hanno partecipato al focus group 5 madri che hanno scelto l’asilo nido per
i loro figli prima dei 12 mesi d’età, in particolare i bambini hanno iniziato a frequentare
a 7, a 8, o a 10 mesi. Le madri presenti hanno rispettivamente tre 2 figli e una 3.


I primi figli hanno frequentato l’asilo nido, i secondi o lo stanno frequentando o saranno
iscritti per l’anno prossimo, in quest’ultimo caso si tratta di due bambini che inizierebbero
sotto i 12 mesi d’età.

Temi del focus group:
1. I motivi per cui hanno scelto l’asilo nido per i loro figli in generale e in particolare
prima dei 12 mesi
2. Quali servizi ritengono utili per famiglie con bambini sotto l’anno d’età

In generale una buona esperienza di nido con il primo figlio porta a ripetere l’esperienza.
Le donne che hanno partecipato al focus sono tutte lavoratrici, 3 dipendenti a tempo indeterminato,
una libera professionista e una lavoratrice a contratto. Per tutte la scelta del
nido è legata al ritorno al lavoro, vissuto non solo come necessità, ma anche come desiderio,
per un bisogno di “riequilibrio”: “…non chiudersi solo nell’orizzonte della cura… mi piace
fare la mamma però allo stesso tempo sento che quando la faccio forzatamente e a ciclo continuo
non me la godo…”.

Il gruppo si confronta a lungo sul contesto “frustrante” e il clima negativo trovati nel luogo
di lavoro al rientro dalla maternità. La maggior parte di loro ha infatti vissuto lo “spostamento
da ruoli di responsabilità” o “da progetti interessanti”, in sintesi ecco
alcune dichiarazioni:
“non si fa carriera con i figli…almeno i primi tre anni…”, “purtroppo quando si è in maternità si
libera un po’ di spazio e le prime a volerne approfittare sono le colleghe...”,
“era una frustrazione e una violenza psicologica… mi sono dimessa”, “vieni completamente tagliata
fuori”, “se hai figli ti vedono solo come mamma…”,
“è come se non avessi più il cervello perché hai fatto dei figli e quindi puoi startene a casa”

Tra i motivi che prevalgono nella scelta del nido si evidenziano inoltre:
•la presenza di un gruppo di educatrici professionali,
•la maggiore affidabilità di un’istituzione rispetto ad altre soluzioni di cura.

“...Quando ci hanno chiamato che aveva 10 mesi ero molto contenta che andasse al nido perché mi
sembra che dia delle garanzie maggiori… intanto sono più adulti che gestiscono la cura del bambino
e sono comunque educatrici formate, che hanno una preparazione più specifica e mi sembra che
questo dia una qualità di servizio migliore e tuteli anche il bambino…il nido mi sembrava una
soluzione più trasparente per un genitore…”.
“Mi è servito tantissimo il confronto con le educatrici dalle quali ho imparato tantissimo… mi hanno
aiutato a leggere tanti piccoli segnali”.
“Io ero molto convinta di trovare qua una struttura che rispondesse alle esigenze che io avevo, ero
sicura che questo fosse il posto giusto, per cui oltre a volere fortemente il nido volevo fortemente
questo nido…ho trovato un ambiente stupendo, è stata un’esperienza formativa per lui fantastica”,
“…nelle linee pedagogiche del nido è confortante vedere che c’era un bagaglio di conoscenze sul
bambino di cui veniva fatto tesoro e che era al centro del progetto educativo”.
“…Al nido fa tantissime cose che a casa non potrebbe fare…hanno una libertà pazzesca e imparano
a condividere, poi quando avevamo visitato questo nido ci era piaciuto tantissimo”
Anche il costo limitato rispetto al tempo e alla qualità del servizio di nido e la mancanza
di parenti a cui fare riferimento come supporto nella cura dei bambini vengono indicati
come fattori importanti nella scelta.
“Con la prima, facendo il dottorato, non avrei avuto i soldi per una baby sitter, non avevo partenti
vicini”, “…dovevo rientrare al lavoro, non ho parenti la baby sitter sarebbe costata molto di più…”
L’età giusta per iniziare il nido secondo queste madri è quando i bambini sono “minimamente
autonomi” da un punto di vista motorio:
“stare seduti, gattonare, comunque gli garantisce una mobilità, la possibilità di fare delle cose di autogestirsi…”.
“Quando ho saputo che non era entrato, avrebbe dovuto cominciare a 5 mesi e mezzo…
ho tirato un sospiro di sollievo perché mi sembrava troppo presto…”.

La scelta del nido a tempo pieno viene poi paragonata ad altre soluzioni di cura quali la
baby sitter o i famigliari. Meglio il nido della baby sitter perchè le educatrici sono molto
competenti, hanno una grande passione, al nido c’è un percorso di crescita, oltre al
rapporto con gli altri bambini.
“È meglio… avere più occhi senza essere in balia di sbalzi di umore di una persona sola, una persona
sola per tante ore al giorno non può tenere l’attenzione alta verso un bambino che ha esigenze
continue.” “Con persone di famiglia sei tranquillo ma hanno più una funzione di controllo”.

Questi sono i servizi che il gruppo ritiene utili alle famiglie con bambini sotto l’anno:
1. aumentare il numero di nidi mantenendo la stessa qualità;
2. un elenco di persone referenziate in caso di malattie dei bambini;
3. nidi famiglia che accolgano 4/5 bambini, lo stato dovrebbe rimborsare;

Oltre al potenziamento di nidi e a nuovi servizi il gruppo in modo univoco auspica un
cambiamento di mentalità nel mondo del lavoro rispetto al tema della maternità innanzitutto
rendendo la paternità obbligatoria, poi modificandone le rappresentazioni più
comuni:

“La maternità vista non più come un peso ma come una risorsa… poi alla fine la battuta che
faccio sempre è… ste benedette pensioni qualcuno ve le dovrà pagare, se non facciamo figli…”
È ormai inaccettabile l’idea troppo diffusa che una donna madre sia considerata “come un
lavoratore che non può più essere efficiente” .

Condotto da Luisa Zecca

 

ASILO NIDO AZIENDALE ATM
Azienda Trasporti Milanesi
Partecipanti: hanno partecipato al focus group 6 madri che portano i figli al nido
aziendale istituito dall’ATM, di queste almeno due hanno 2 figli, l’età d’iscrizione dei
bambini è compresa tra i 7 e i 20 mesi.

Nessuna ha lasciato il lavoro dopo la maternità in quanto rappresenta un’utile fonte di
sostentamento.
Tutte effettuano i turni di lavoro imposti dall’azienda e almeno due dei rispettivi mariti
effettuano a loro volta turni di lavoro.
“L’ATM è un’azienda i ruoli aziendali sono basati sui turni”.
Nessuna ha lasciato il lavoro dopo la maternità in quanto rappresenta un’utile fonte di
sostentamento.


Temi del focus group:
1. Motivazioni della scelta del nido aziendale.
2. Vantaggi e svantaggi di un nido aziendale.
3. Quali sono i servizi che una madre vorrebbe per il proprio figlio dai 0 ai 3 anni.

Almeno una di loro ha potuto scegliere tra asilo pubblico e asilo aziendale, tutte hanno scelto
il secondo perché economico rispetto a un pubblico, pulito, ben gestito e con meno bambini
rispetto ad altri asili, quindi secondo le mamme intervistate più sicuro e curato.
“L’avevo iscritta anche a quello comunale, quando ho sentito che aprivano anche qui ho fatto domanda, quando ho avuto la risposta da tutte e due positiva ho fatto la mia scelta e ho preferito qui e per me è una situazione positiva….”
“Io in precedenza avevo avuto l’esperienza della tata così… però è tutta un ‘altra cosa perché qua si ha la possibilità di stare insieme agli altri bambini, poi lui essendo un bambino prematuro aveva proprio l’esigenza di stare con gli altri, infatti si è sviluppato”
“Mandarlo in un micronido sarebbe stato l’ideale perché secondo me in un nido con pochi bimbi si lavora meglio e il rapporto a livello pedagogico secondo me è migliore”.
Mi è piaciuta molto l’idea del nido aziendale, non tanto per gli orari perché in realtà sono più o meno come i nidi comunali, l’ho fatto per il fatto che ci siano pochi bimbi e quindi vengono seguiti di più e poi... certo che dall’ATM io non me l’aspettavo, una cosa così ben organizzata, quindi sono soddisfatta, l’anno prossimo probabilmente”.
“A me non interessa l’apertura a Natale così perché sono a casa però mi rendo conto che per chi lavora il nido comunale chiude”
“Che differenza c’è tra nido ATM e nido comunale?” “è aperto anche a Natale, Pasqua, gli scioperi, già solo per il fatto degli scioperi, il sabato… c’è un divario…”

Inizialmente le mamme non hanno rilevato nessun svantaggio nel mandare i propri figli nel
nido aziendale poi hanno rilevato che essendo aziendale dovrebbe fare più attenzione ai turni
delle lavoratrici. Fattore interessante è quello della fornitura dei cambi, e dell’occorrente a
livello di biancheria. Fattore di vantaggio che è stato evidenziato è l’apertura per alcune
festività e il sabato mattina.
“Io ho avuto la sorpresa quando sono arrivata che mi hanno regalato l’accappatoio, l’asciugamano… però sapevo… cioè, non ho portato il lenzuolino perché lo danno loro, i pannolini li danno loro” “ io invece ho dovuto portare queste cose, anche la mia amica la sento” “dipende dai nidi sicuramente”.
“però sinceramente come orari dal nodo aziendale sinceramente mi aspettavo di più, perché io mi trovo molto in difficoltà, perché la loro fanno dalle 6 del mattino a mezzogiorno o dalle sei all’una di notte.
Quindi come orari ho bisogno di qualcuno che me lo porta o lo viene a prendere oppure cambiare i turni e lavorare il sabato e la domenica. Perché comunque come orari non… il sabato la stessa cosa mezza giornata e quindi non copre il turno.”
“se c’è la possibilità di stare a casa dico no me lo curo io il bambino però, tu devi guardare le esigenze delle altre mamme, delle mamme che magari il mese di agosto sono impossibilitate di stare a casa e che comunque tipo io e mio marito non abbiamo proprio nessuno…”
“secondo me non è giusto che siamo chiusi tanto tempo perché la gente lavora.”
“Qua c’è l’unico neo del mese di agosto. Però quando io all’epoca feci la domanda e c’era questa cosa poi dopo un po’ ho fatto un altro inserimento e mi chiedeva ma come mai ad agosto non siete aperti visto che siete un nido aziendale? Perché non abbiamo avuto molte adesioni perché se su 13 bambini ce ne sono 1 o 2 bambini vogliono il mese di agosto, non si può proprio…”
“Davide sabato mattina ci andava, poi riflettendo io ho a casa il grande cioè è assurdo portare il bambino poi mio marito lo viene a prendere lo riporta a casa…e allora ho rinunciato però quando capita caspita magari un sabato mattina ne ho bisogno...”
“Però c’è anche il fatto del sabato noi la mandiamo solo se tutti due lavoriamo. Io visto che il nido è
aperto dico io, mio figlio sabato scorso era solo con due maestre, sabato se hai tutta la giornata impegnata lo puoi portare lo stesso tanto per loro alla fine non cambia nulla. Le maestre tanto ci vanno…”
I servizi che la maggior parte delle mamme hanno pensato possano esser d’aiuto sono servizi
che aiutano i genitori a stare con i propri figli e imparare a giocare con loro.
“a me piacerebbe trovare dei servizi che ti fanno fare delle cose bambino genitore, perché i genitori oggi giocano pochissimo ci stanno male coi bambini io mi rendo conto forse anche io torno a casa alle 4 e gioco fino alle 6 ma alle 6 poi basta. Più di due ore basta poi davanti alla televisione o in cameretta a giocare, la più piccola forse va un po’ più, io mi rendo conto che non sappiamo giocare, e io forse sono un po’ più avvantaggiata, ma dopo un po’ io mi stufo sono portata a farlo perché sono obbligata a farlo perché per loro è importante però dei servizi più…”
“Che aiutano a fare delle cose coi bambini, prima di tutto che insegnino alle famiglie a stare col bambino perché comunque tantissimi genitori non sanno giocare con il bambino, si c’è la bambolina la cosa… cioè far fare anche perché tutti quanti lavoriamo se lo dobbiamo fare a casa lo facciamo mezzo uno se ci fossero delle tipo ludoteche ma con i genitori”
“io andavo dalle suore, ci facevano costruire i giochi, è una cosa che ai bambini di oggi manca, tipo mio figlio a 15 mesi è cibernetico, già si mette davanti alla tastiera, davanti al monitor e schiaccia i tasti, oppure il cellulare, tipo che invia i messaggi, allora dico, ma è possibile a quest’ età? Perché vede fare queste cose (...) perché i bambini devono comunque crescere… io avevo la fortuna di avere i nonni. Io facevo tante cose belle, tipo una volta che mi dava la matassa di filo facevo il pompon, l’uncinetto in lana, facevo una catenella storta, cercavo di fare la borsetta, sono cose che comunque ti sviluppano la fantasia, oppure leggevo però mia nonna mi seguiva nella lettura, anche se non era istruita, alla fine aveva la terza elementare, oppure la tabellina, dicevo la tabellina (…) ti spiegano queste cose, cose che la mamma a volte non ha proprio il tempo materiale”

Condotto da Marcella Fusco