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Interviste personali
Sintesi dell’intervista al Prof. SERGIO CAMPAGNANO
Direttore Servizi all’Infanzia - Comune di Milano
Ricopre l’incarico attuale dal gennaio 2004.
Nel periodo precedente al suo insediamento il Comune di Milano, tramite 3-4 bandi, aveva
finanziato in modo molto consistente gestori privati - aziendali e non - di servizi 0-3 anni.
Il finanziamento era vincolato al fatto che i gestori riservassero un certo numero di posti per
gli utenti dei nidi comunali: la scelta era stata dunque quella di implementare l’offerta di posti
al nido tramite lo sviluppo del privato convenzionato.
Criticità rilevate:
- è mancata la pianificazione: la mancanza di un’analisi rigorosa sui fabbisogni globali e per
zona ha prodotto uno sviluppo “casuale” dell’offerta con conseguente eccesso di offerta
rispetto alla domanda in alcune zone e sottodimensionamento in altre (la
Commissione selezionava solo sulla base della qualità del progetto e non sulla sua localizzazione
territoriale);
- i posti riservati al Comune (convenzionati) erano pagati con tariffe differenti secondo un
criterio non decifrabile.
Portati a termine i progetti già in atto, si modifica la “rotta strategica” verso un uso più
consistente degli appalti di servizi comunali, piuttosto che di incentivazione dell’offerta privata
in convenzione.
Tramite il nuovo sistema di iscrizione (call center) basato sull’unico criterio guida della
vicinanza si è mirato a riequilibrare la distribuzione della domanda e si è arrivati ad avere la
dimensione della domanda potenziale per zona (fabbisogno e sofferenza) utile ad impostare
interventi mirati.
N.B. La disomogeneità della situazione delle diverse zone è un problema rilevante anche
perché il livello qualitativo dei servizi comunali è variabile sia riguardo le strutture fisiche sia
riguardo le risorse educative. C’erano nidi storicamente super richiesti e altri “scartati”
dall’utenza.
Il Comune in questi ultimi anni ha cercato di intervenire anche con rilevanti interventi di
ristrutturazione sugli immobili (per il 2006-2007 è in programma la ristrutturazione di
numerosi servizi per l’infanzia).
Le azioni messe in campo possono essere così schematizzate:
- stop all’utilizzo di risorse del Comune per finanziare “a pioggia”;
- gestione di ulteriori servizi affidati a Cooperative qualificate, mediante gara d’appalto,
in sedi comunali e conseguente implementazione del sistema di controllo comunale.
Nell’anno scolastico 2005-2006 sono stati messi a disposizione circa 1000 posti nido in più
tramite i seguenti interventi:
NIDI APPALTATI: attualmente funzionano 16 nidi in appalto. Si prevede per l’anno
educativo 2005/2006 l’apertura di altri 4 o 5 nidi.
CONVENZIONATI: da 400 a 800 posti, di cui solo 600 sono utilizzati. I pagamenti ora sono
omogenei: per tutti è di € 500 a bambino più € 15 di pre-scuola più € 15 di post - scuola
(in precedenza le tariffe variavano da un minimo di € 400 ad un massimo di € 600).
Il “pacchetto convenzione” comprende inoltre corsi di formazione e assistenza all’accreditamento.
N.B. Dal 1° Gennaio 2006 è il Comune di Milano e non più la Provincia che autorizza
l’apertura di un servizio. Per la convenzione è ora richiesto l’accreditamento (EFQM) tramite
autocertificazione, pena l’estromissione dal circuito. Per chi è già convenzionato l’assistenza del
Comune è gratuita per gli altri a pagamento.
MICRONIDI APPALTATI: l’obiettivo era l’apertura di 50 strutture.
Sono state individuati 41 spazi attrezzabili (presso scuole, enti di formazione etc): 37 sono stati
realizzati, 24 avviati. Per il prossimo anno educativo è previsto l’avvio di altri 12 micronidi.
“Fisiologicamente” ci sono circa 350 posti vuoti nei nidi milanesi (comunali e appaltati). Ciò
è dovuto in parte ai ritiri e in parte ad uno squilibrio della domanda rispetto alle fasce di età:
la domanda di posti per lattanti supera in alcune zone l’offerta disponibile, mentre quella per
i medio grandi è in genere compatibile con l’offerta.
L’obiettivo per il 2006-2007 è quello di creare 300 nuovi posti per i lattanti, riconvertendo posti
per i medio-grandi, previa attivazione delle cucine.
Sarebbe molto interessante analizzare i bisogni del segmento di domanda costituito dai lattanti.
Per quanto riguarda coloro che hanno rinunciato all’iscrizione è verosimile supporre che le
cause siano le seguenti:
- la famiglia non ha ottenuto il posto nel nido che desiderava;
- il nido disponibile è troppo distante dall’abitazione;
- sono state trovate soluzioni alternative.
(A cura di: Luisa Zecca e Isabella Viganò)
Sintesi dell’intervista alla Dott.ssa ELEONORA PERINI
Cooperativa Servizi all’Infanzia - La casa - Tagesmutter
L’idea delle Tagesmutter si rifà a modelli stranieri (Germania) ma se ne differenzia perché
all’estero sono le donne che si propongono e agiscono individualmente senza un
coordinamento mentre in Italia c’è una logica di rete di interscambio e di relazione.
Esperienze italiane:
Trentino dove le Tages sono formate dall’Ente Gestore che esercita anche una supervisione in
itinere.
Piemonte: sono state attivate dal 2000 sulla base della Legge Turco. Attualmente ce ne sono
circa 80. In questa Regione il progetto è nato soprattutto come opportunità di lavoro transitoria
per donne che sono in attesa di rientrare nel mercato del lavoro.
Cooperativa La Casa - Tagesmutter
Il progetto nasce nel giugno del 2004 su iniziativa di un gruppo di donne che hanno avuto già
esperienza (educatrici, pedagogiste) nei servizi 0-3 anni: l’obiettivo è fornire un servizio che,
contrariamente a quelli esistenti sperimentati, garantisca la flessibilità che la domanda
esprime.
Nel settembre si costitiuisce la Cooperativa che conta 9 socie.
Prendono contatto con alcune donne potenzialmente interessate e fanno un corso di
orientamento di 40 ore al termine del quale selezionano 10 donne alle quali propongono un
corso di formazione per Tagesmutter di circa 250 ore.
Nel Dicembre 2004 vincono, insieme alla Cooperativa GEIS, un bando del Comune di
Milano per Servizi innovativi.
Stipulano una convenzione con il Comune per il periodo gennaio-luglio 2005:
La quota oraria del servizio deve essere di € 5,50 di cui € 2,50 a carico della famiglia € 3 a
carico del Comune.
Ogni famiglia ha diritto ad un massimo di 35 ore settimanali per un massimo di 7 ore
giornaliere.
Gli utenti vengono trovati con il passaparola dalla Cooperativa che passa i nominativi al
Comune: non vengono utilizzate le liste di attesa comunali.
La caratteristica distintiva è che viene fatto l’affidamento nominale del bambino alla
Tagesmutter.
Il Comune fa, tramite una Commissione Scientifica, un controllo sul corso di formazione e
sulle case che ospiteranno i bambini.
Il Corso viene tenuto sia da socie della Cooperativa che da formatori esterni selezionati dalla
Cooperativa stessa.
Vengono formate 8 Tagesmutter 3 delle quali partono con il servizio ad aprile.
Gli utenti sono 9.
A fine luglio vincono la gara di appalto del Comune di Milano per il periodo luglio 2005 -
dicembre 2005 successivamente rinnovato fino a luglio 2006 (€ 96.153,84 + € 100.000)
La quota oraria e la ripartizione restano invariate ma viene resa più flessibile la modalità di
frequenza: viene tolto il massimale giornaliero, dunque il massimale in convenzione è di 35
ore mensili da utilizzare nel periodo settembre - luglio.
È una scelta del Comune per rispondere ai bisogni prevalentemente della fascia 0-1 anno.
Attualmente sono attive 8 Tagesmutter con venti bambini due dei quali stranieri e prevalentemente
entro l’anno di età.
Zone di dislocazione dei servizi: Corvetto - Indipendenza - Bovisasca
Hanno 30 bambini in lista di attesa.
Le Tages sono sei laureate in settori non inerenti e due casalinghe, divenute tali dopo la
maternità.
A Giussano hanno 6 Tagesmutter, due delle quali sono straniere.
Attualmente sono partner nel progetto Equal “DOMUS” di cui è capofila la Cooperativa
Sorriso di Trento. Sono coinvolte anche Veneto, Emilia Romagna, Lazio e Calabria.
L’obiettivo del progetto è verificare la fattibilità del modello Tagesmutter in regioni con
caratteristiche così diverse.
Si farà un corso di formazione di 250 ore per 20 donne (se ne sono presentate circa 80).
Le selezionate sono tutte tra i 30 e i 40 anni anche se era aperto alla fascia di età 18-61.
La selezione è stata fatta sulla base:
- della motivazione;
- della situazione familiare “stabile e rassicurante”;
- abitazione (che deve avere la cucina, un locale per il sonno un locale per il gioco il bagno)
il titolo di studio non è preso in considerazione.
Ogni Tagesmutter potrà tenere al massimo 5 bambini.
Hanno effettuato il monitoraggio della soddisfazione che è risultata altissima sia da parte
dell’utenza che delle Tagesmutter.
L’utenza apprezza:
- la possibilità di fruizione flessibile;
- la dimensione ridotta e familiare;
- la rete che si crea tra famiglie;
- la personalizzazione del rapporto col bambino;
- l’effetto rassicurante che questo servizio genera;
- la possibilità di socializzazione che offre al bambino;
- il fatto che il bambino si ammala meno rispetto al nido.
Le Tagesmutter sono soddisfatte perché:
- trovano in questa attività un’identità professionale e un riconoscimento sociale;
- guadagnano;
- riescono a conciliare lavoro e famiglia.
ATTIVITÀ
Presupposto di partenza è la casa come opportunità di crescita: il bambino fa “vita di famiglia”
con un percorso pedagogico individualizzato.
La Cooperativa organizza ogni 15 giorni un incontro di supervisione pedagogica in sede.
La coordinatrice pedagogica gira nelle case tutti i giorni a seconda del bisogno e fornisce
supporto.
La coordinatrice gestionale tiene il rapporto con le famiglie.
È previsto all’inizio un colloquio della famiglia con la Tagesmutter e, su richiesta, con la
pedagogista.
Non viene considerato un servizio “concorrente” del nido ma complementare perché
risponde a un bisogno diverso.
CRITICITÀ
- dispersione sul territorio cittadino (costi di spostamento);
- Tagesmutter sono socie alla pari della Cooperativa: faticoso lavorare in una struttura senza
“capi” perché si devono prendere sempre tutte le decisioni insieme;
- redditività: a parte le Tagesmutter, le altre sono tutte volontarie (il tempo che investono nella
cooperativa non è remunerato).
(A cura di: Isabella Viganò - Francesca Zorzi - Silvia Martinetto)
Sintesi dell’intervista alla Dott.ssa PAOLA VADALÀ e Dott.ssa LAURA POLENGHI
Centro Aiuto alla Vita Mangiagalli
CAV
Il Centro di aiuto alla vita opera dal 1984 all’interno dell’omonima clinica di Milano a
sostegno della maternità e della genitorialità difficili offrendo percorsi di accompagnamento
alla gravidanza, assistenza sanitaria e psicologica; l’utenza è costituita da donne gravide prevalentemente
straniere, di nazionalità sudamericana, filippina, nordafricana, araba, e dei paesi
est europei. Accomunate da difficoltà relative all’accettazione della gravidanza si trovano in
condizioni di disagio generalizzato: non conoscono la lingua, sono lontane dagli affetti
famigliari, non hanno un lavoro stabile non hanno una abitazione adeguata.
Analizzando le esperienze delle madri utenti è emerso che dopo la nascita del figlio le donne
straniere vivono una situazione particolarmente difficile: da un lato il bisogno di lavorare per
affermare la propria autonomia e per provvedere al mantenimento di se stesse e del figlio,
dall’altro hanno difficoltà ad affidare il bambino ad asili nido pubblici o baby sitter, né
dispongono di una rete di amicizie e parentele cui chiedere aiuto.
La mancata risposta ai bisogni fondamentali, quali la cura della prole e il diritto al lavoro
femminile comporta l’espulsione dal mondo produttivo e la crescita di fenomeni di
marginalizzazione e povertà, si è individuato pertanto nel progetto dei nidi famiglia una
modalità per dare una risposta compiuta a tali bisogni attraverso la realizzazione dei seguenti
obiettivi di natura sia assistenzialistica che di forte spinta all’autoaffermazione:
- soddisfare il diritto delle madri al lavoro;
- creare una rete solidaristica ed interculturale di auto-aiuto tra mamme provenienti da paesi
diversi;
- creare opportunità di lavoro come educatrici all’interno dei nidi famiglia, per donne con
regolare permesso di soggiorno e titolo di studio;
- favorire e monitorare lo sviluppo psicofisico dei bambini, promuovere una conoscenza delle
diverse realtà, stili di vita, culture di provenienza, per valorizzare la visione globale di bisogni
e risorse;
- garantire ai fruitori-gestori la possibilità di usufruire di una struttura flessibile che tenga
conto delle loro esigenze.
NIDI FAMIGLIA
La costituzione dei nidi famiglia si è realizzata attraverso i finanziamenti della L.R. 23/99
bando 2003 a partire dal febbraio 2004, ricevono finanziamenti dal CAV e sono al terzo anno
di regolare attività. Le strutture funzionanti sono 4, tre gestite e coordinate integralmente dal
CAV e una gestita in collaborazione con ARCI:
- NIDO FAMIGLIA via Redi, 21 zona 3 - Milano
- NIDO FAMIGLIA via Colletta, 21 zona 4 - Milano
- NIDO FAMIGLIA via Murillo, 40 zona 7 - Milano
- NIDO FAMIGLIA via Palmieri, 1 zona 5 - Milano CAV - ARCI
AVVIO PROGETTO
In fase di avvio del progetto si è costituito lo staff tecnico formato da una psicopedagogista,
una educatrice, due psicologi, un pediatra (volontario). Non sono presenti nel gruppo di
lavoro figure di coordinamento. È attiva la collaborazione di volontari provenienti dal CAV,
dall’AUSER e dalle Parrocchie, dove le strutture sono ubicate, che aiutano le educatrici in
momenti particolari della giornata come la preparazione e la somministrazione del pranzo.
SELEZIONE MAMME-EDUCATRICI
Gli psicologi del CAV hanno selezionato le future educatrici attraverso colloqui individuali,
determinati i pre-requisiti per l’accesso alle selezioni: la conoscenza della lingua e il possesso
del permesso di soggiorno. Titolo di studio con eventuali esperienze professionali e altre
caratteristiche come un’adeguata capacità relazionale, di comunicazione o di contenimento di
emozioni forti e destabilizzanti, sono stati tra gli elementi oggetto di valutazione da parte del
gruppo tecnico costituito per la selezione.
Attraverso l’assegnazione di punteggio si è così determinata una graduatoria che ha identificato
8 mamme di provenienza diversa (Italia, Sud America, Egitto) che hanno affrontato un
percorso formativo con l’obiettivo di affinare le attitudini dimostrate e attuarle nello specifico
contesto del lavoro con i bambini 0-3 anni.
FORMAZIONE MAMME-EDUCATRICI
La formazione rivolta alle mamme educatrici, atta a consolidare elementi di conoscenza
relativi allo sviluppo psicosomatico del bambino 0-3 anni (pedagogia, puericultura e psicologia
evolutiva, igiene e alimentazione) e competenze in ambito emotivo e relazionale, è stata
condotta da tutto lo staff tecnico, alternando momenti di lezione tradizionale a momenti di
confronto diretto attraverso simulazioni giochi di ruolo, condotti nelle sedi che ospitano i nidi
famiglia.
Il percorso formativo della durata di 3 mesi, ha impegnato le mamme-educatrici per due mezze
giornate alla settimana, ha inoltre permesso che le future educatrici fossero preparate ad
affrontare sul piano relazionale, sia il lavoro con i bambini che a trattare le dinamiche di
relazione con le famiglie. Momenti di approfondimento sono stati organizzati in itinere, su
specifiche richieste e necessità delle educatrici rispetto a tematiche particolari o a criticità
incontrate “sul campo”.
Alle educatrici è affidato il compito di programmare le attività del nido con il supporto delle
linee guida, un documento steso dallo staff di formatori.
Periodici e calendarizzati sono gli incontri tra lo staff tecnico e le educatrici volto a monitorare il
funzionamento delle strutture, delle attività educative e il grado di soddisfazione per ridefinire i
bisogni, affrontare difficoltà e conflitti, individuando le possibili soluzioni.
Il team di educatrici è stabile, delle 8 mamme formate ad oggi si registra una sola
sostituzione, avvenuta dopo una fase di tirocinio e affiancamento.
SELEZIONE e FORMAZIONE FAMIGLIE-FRUITRICI
Sono stati identificati 14 nuclei famigliari potenziali fruitori dei nidi famiglia, tra i quali i
nuclei di appartenenza di 4 mamme- educatrici, presupposto questo che sta alla base del
progetto.
La scelta dei beneficiari è stata determinata da un percorso di selezione effettuato dagli
operatori del CAV, sulla base di criteri e parametri condivisi: le risorse personali evidenziate,
l’esistenza di una rete solidale, l’affidabilità economica e il possesso del permesso di soggiorno.
È stato studiato un percorso formativo ad hoc per le famiglie scelte, in considerazione del fatto
che il nido famiglia è una tipologia di servizio nuova e sconosciuta nella maggior parte dei
paesi di provenienza delle famiglie fruitrici.
Il percorso formativo si è articolato in 5 incontri nel corso dei quali sono stati trattati
argomenti in ordine alla presentazione del progetto, alla definizione degli aspetti organizzativi
(orari di funzionamento, orari di presenza dei volontari e delle altre mamme, gestione attività).
Sono state affrontate dinamiche legate a integrazione, emancipazione, collaborazione e
competizione, sino a giungere alla stesura delle regole di buon funzionamento degli stessi nidi.
Negli incontri a carattere organizzativo le famiglie sono state divise in due gruppi allo scopo di
far emergere specifiche esigenze e bisogni, per poter regolare flessibilmente l’attività dei nidi e
rispondere ai bisogni espressi.
Nella fase di avvio le iscrizioni sono state gestite dal CAV attraverso i suoi operatori, che hanno
promosso l’iniziativa tra gli utenti.
OBIETTIVI RAGGIUNTI
- rinforzo delle competenze, delle risorse individuali e della capacità di gestire il doppio ruolo
di madre e di educatrice;
- condivisione e interscambio con l’altra educatrice presente nel nido, esperienza che ha
portato a un arricchimento reciproco;
- reinserimento lavorativo delle mamme che hanno beneficiato del nido famiglia;
- creazione di una rete di solidarietà e di auto-aiuto tra i fruitori del progetto; oltre al legame
tra le educatrici va menzionata la disponibilità delle mamme che lavorano con orari più
flessibili ad aiutare o addirittura sostituire in caso di emergenza le mamme educatrici;
- corretto sviluppo psicomotorio dei bambini, che hanno dimostrato di tratte vantaggio dalla
possibilità di poter disporre di spazi e stimoli adeguati alle loro esigenze di movimento e di
scoperta e dal confronto con i pari.
CRITICITÀ
- la mancata disponibilità di due sedi garantite da ARCILOMBARDIA (via degli Ulivi e via
Verro) per motivi di incompatibilità poco prima dell’avvio, (originariamente previste dal
progetto) ha comportato variazioni di costi rispetto a quanto preventivato, dovendo con
urgenza il CAV farsi interamente carico del reperimento delle nuove sedi e dei lavori di
sistemazione (via Murillo e via Colletta);
- scarsa partecipazione delle altre associazioni che avevano originariamente aderito al progetto.
(AUSER, ARCILOMBARDIA), il cui apporto è stato più modesto rispetto all’impegno
previsto;
- il ricambio frequente delle famiglie spesso imputabile a trasferimenti ha in parte impedito la
creazione di una rete solidale stabile; ciò ha fortemente rallentato la creazione di una
associazione famigliare, motivo per cui si è chiesto e ottenuto la prosecuzione del progetto;- le rinunce effettuate dalle famiglie nel corso dell’anno hanno comportato nuove selezioni e
l’inserimento di nuovi bambini; le cause delle rinunce sono dovute al trasferimento delle
famiglie in abitazioni lontane, in altre città o l’accettazione dei bambini ai nidi comunali.
(A cura di: Silvia Martinetto - Francesca Zorzi)
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